Caroaffitti, affitti brevi e occupazioni

Un’onda che potrebbe facilmente trasformarsi in marea, dato che nasce da proteste e rivendicazioni tanto sensate quanto legittime.
Dall’inizio di maggio 2023 un’escalation di azioni dimostrative riguardanti il caro affitti, sta colpendo diverse grandi città italiane, da Milano a Torino, da Bologna a Cagliari: si tratta di studenti universitari che di fronte ai propri atenei installano una tenda e ci dormono, come simbolo d’opposizione ai prezzi irraggiungibili e alla speculazione edilizia. A settembre dello stesso anno a Milano è stato occupato un ex cinema con la rivendicazione “Vogliamo case belle e per tutti”.
Non a caso in tutta Italia a 800mila studenti fuorisede corrispondono solo 39mila posti letto convenzionati, il 5,2% del totale.


Caro Affitti A contribuire alla lievitazione dei prezzi spiccano due questioni: 1) gli studentati  convenzionati  2)gli affitti a breve termine;
1) Il comparto dell’housing sociale, che funziona col binomio pubblico-privato riceverà un finanziamento derivante dal Pnrr di 660milioni per reiterare contratti o riqualificare strutture considerate idonee; e se ci si chiede in che modo il privato può creare profitto da tale formula, basti sapere che l’impatto sulle tariffe stimato è di circa 10-15% in meno.
2) Per quanto riguarda strutture ricettive extralberghiere (e non), vi è una considerazione innegabile: molte delle città principali italiane in modo repentino si strutturano a misura di turista: per esempio 400 mila Airbnb erano presenti in Italia nel 2018; e dal 2019 al 2022 gli annunci disponibili sono aumentati del 7% su base annua.

Alba. Quella della privatizzazione degli immobili a discapito di un modello volto al sociale, è una tendenza che coinvolge anche il basso Piemonte, seppur non riguardi studenti bensì cittadinanza svantaggiata economicamente.
Il collettivo Crepa ha pubblicato un’infografica riguardante la città di Alba; secondo il gruppo di attivisti la gentrificazione  e la speculazione edilizia sacrificano la possibilità per gli inquilini di accedere ad affitti a lungo termine;  a una diminuzione degli immobili a uso abitativo corrisponde l’aumento del costo medio delle locazioni: è la legge della domanda e dell’offerta; il dato è che 157 strutture extralberghiere sono registrate in città da inizio anno, (a fine 2021 erano 227 contando anche gli agriturismi) ma il numero è destinato ad aumentare tenendo conto sia del fatto che è inizio stagione, sia che i flussi turistici aumentano di anno in anno (dal 2022 al 2019 – ultimo anno pre covid – + 13%).
Inoltre a fronte 200 famiglie in emergenza abitativa, ad oggi in lista d’ attesa (nel 2022) , esistono solo 12 alloggi popolari disponibili.
L’amministrazione e i locatari dovrebbero inoltre spiegare perché 4000 alloggi sono vuoti nella capitale delle Langhe. La risposta potrebbe essere semplice: la paura di non ricavare profitto, (la paura che le persone non paghino) scavalca e batte il concetto si supporto reciproco.
La situazione dei 30 migranti che attualmente dormono sul marciapiede in via Pola, dovrebbe rendere comprensibile il disagio creato da questa chiusura.

E la soluzione suona semplice: a livello statale e a livello regionale occorre
-investire sull’edilizia pubblica,
-occorre investire in edilizia pubblica, alloggi convenzionati, case popolari, affitti calmierati, dormitori comunali per le emergenze.
– occorre valorizzare pratiche come la riqualificazione
– occorre supportare e non criminalizzare chi si auto organizza: pratiche come l’occupazione, la riappropriazione dal basso devono essere valorizzate e non criminalizzate.

Esattamente il contrario di ciò che sta accadendo ad Asti, città di 70mila abitanti, che sta assistendo a sgomberi serrati delle realtà d’occupazione abitativa. Ma il quadro nazionale non è migliore rispetto a quello regionale.
A tal proposito pubblichiamo di seguito il comunicato di Gallipettes Milano riguardo alla situazione delle occupazioni abitative in Italia e più precisamente a Milano.

GUERRA ALLE OCCUPAZIONI

Nelle ultime settimane il tema dell’abitare e delle occupazioni è tornato alla ribalta sulla stampa nazionale a partire dalla nuova proposta di legge del governo Meloni presentata il 23 marzo scorso. Per quanto sia ancora in fase di discussione, ci pare comunque importante provare a tracciarne la linea di tendenza.

A una prima lettura del contenuto sembra evidente la volontà di incrementare in modo spropositato le pene. Attualmente in Italia l’occupazione abusiva, grazie al decreto sicurezza di Salvini del 2018, prevede già delle punizioni assai robuste. Oltre ad obbligare l’autore alla restituzione e al risarcimento dei danni, prevede la reclusione fino a tre anni.

La proposta di legge portata qualche settima fa alla Camera si pone di modificare alcune specifiche degli articoli riguardanti l’occupazione di terreni o edifici (art.633 e 633 bis) e la turbativa violenta del possesso o della detenzione di cose immobili (art. 634). È proprio su quest’ultimo articolo che le modifiche in termini di pena risulterebbero esorbitanti. Infatti, se il reato è commesso ai danni di un’abitazione civile si possono rischiare dai cinque ai nove anni di carcere. Inoltre, con delle modifiche al codice di procedura penale si aggiunge l’impossibilità di fare il rito abbreviato e si subordina l’accesso alla condizionale alla liberazione dell’alloggio. Si prevede poi la possibilità dell’arresto in flagranza per alcuni casi specifici. In linea generale ciò che muove la proposta di legge è la volontà di aggiungere strumenti legislativi che meglio tutelino il diritto di proprietà. La lettura di chi ci governa è che i reati già esistenti non svolgono la dovuta funzione di deterrenza e che invece i legittimi proprietari devono aspettare anche anni per veder rispettati i propri diritti.

Non una parola dai promotori della legge sull’emergenza abitativa e sulle sue cause, non un riferimento a un fenomeno che nasce per necessità, non un accenno a possibili misure di assistenza per chi non può permettersi un tetto all’interno di un mercato immobiliare feroce e impietoso. E questo non solo perché un governo come quello Meloni si può permettere il lusso di dire le cose senza doverle imbellettare, come invece tocca ai loro colleghi di altri partiti, ma soprattutto perché queste misure non vanno più di moda. Finiti i tempi in cui lo Stato si faceva carico, o faceva finta di farlo, delle fasce più in difficoltà, siamo ora in un’altra fase, quella della repressione evidente, della guerra manifesta all’eccedenza umana improduttiva.

È evidente che se questa proposta dovesse diventare effettivamente legge, la vita di molti si farà ancora più complicata.

La vita nelle grandi città si sta facendo ogni giorno più cara e insostenibile. A Milano, dove il prezzo del mattone aumenta periodicamente in maniera spropositata, per molti è impossibile pagare un affitto o anche solo avere i requisiti richiesti dal proprietario per accedervi. Spesso e volentieri la soluzione per molte persone è di occupare una casa. A Milano il fenomeno delle occupazioni abusive riguarda per lo più case di edilizia residenziale pubblica anche se non manca chi si è organizzato per occupare con la propria collettività edifici privati come le diverse occupazioni di immigrati lavoratori e non o gli squat. Non bisogna dimenticarsi che il numero di case vuote di edilizia pubblica è vergognosamente elevato e che la condizione degli alloggi è solitamente degradante e fatiscente poiché lasciati all’abbandono da anni. Ancora più vergognosa è la solita narrazione che viene costruita intorno a questo fenomeno. A chi occupa viene addossata la responsabilità di tutti i difetti che Aler ha collezionato nei decenni a causa di una rovinosa mala-gestione e della presenza di soggetti truffaldini che si sono riempiti le tasche sulle spalle dei più poveri. Chi occupa viene additato come una ladro di case.

Di recente una nota trasmissione Mediaset ha realizzato un servizio intitolato proprio così, “Ladri di case”, nel quale si alternano varie storielle, dalle famiglie mafiose che gestiscono le case popolari, passando da situazioni di anziani che si sono ritrovati la casa occupata dopo un periodo in ospedale, arrivando a raccontare di “quelli dei centri sociali” che si fanno pagare 6000 euro per una casa.

Poco di cui meravigliarsi, al solito questi sciacalli si addentrano nella vita delle persone, pensandosi grandi investigatori, estorcendo informazioni alle persone o addirittura pagandole per sentirsi dire ciò che gli conviene. Tagliando di qua e cucendo di là, costruiscono il trito e ritrito racconto che permette ancora una volta di nascondere la realtà dei fatti, che permette a chi è veramente responsabile della miseria dilagante di lavarsene le mani.

E così il cerchio si chiude, il racconto criminalizzante giustifica la repressione.

La linea di tendenza che osserviamo è che il governo di FdI e compagnia stia abbracciando un approccio particolarmente manettaro. Da un lato, con la proposta della maxi multa anti imbrattamento per fermare gli “eco-vandali”, si vuole tentare di limitare ulteriormente le pratiche e gli strumenti di chi sceglie di lottare contro questo sistema; dall’altro, l’ennesimo passo in avanti nella guerra ai migranti a seguito della tragedia di Cutro mostra come per questo governo sia prioritario colpire ancora chi già subisce repressione e torture. Il tutto accompagnato dalla proposta di revisione del reato di tortura per permettere “ai nostri ragazzi” di lavorare in tranquillità nelle carceri e per le strade.

Dal canto nostro sappiamo che tempi sempre più cupi sono all’orizzonte, fino a che questo sistema starà in piedi. I fronti della guerra che si combatte contro di noi si allargano e si contaminano. Bisogna essere capaci di vedere questi fronti, coglierne la portata e i punti deboli. Lottare, uniti, quotidianamente per difendere quello che ancora resiste e riprenderci quello che ci hanno già tolto.

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